La gestione della conoscenza e la sicurezza: The Gun di Philip Dick

Philip Dick drawing (from http://it.wikipedia.org/wiki/File:Philip_k_dick_drawing.jpg)

Philip Dick drawing (from http://it.wikipedia.org/wiki/File:Philip_k_dick_drawing.jpg)

Qualche giorno fa, mentre cercavo di sopportare la noia e la scomodità di un viaggio in Eurocity (mai nome fu più azzeccato: prezzi da Eurostar e comfort da autobus urbano), mi sono imbattuto nel racconto The Gun (Il cannone) di Philip K.Dick.

ATTENZIONE: Ve lo riassumo, premettendo che sono costretto a rivelare qualcosina del finale: se qualcuno vuole leggere il racconto e godersi i colpi di scena gli sconsiglio di leggere oltre!

In questo scritto del 1952, ambientato in un imprecisato futuro, Philip Dick immagina che un ricognitore spaziale in perlustrazione si avvicini ad un pianeta apparentemente devastato da una guerra nucleare. Tutto è stato spazzato via dalle ondate di radiazioni, delle città rimangono soltanto le fondamente fuse degli edifici e nessuna forma di vita è sopravvissuta agli scontri.

L’equipaggio si accorge però di un enorme cannone di contraerea, puntato verso il cielo. Il cannone pare non aver subito nessun danno durante la guerra e risulta perfettamente funzionante. Incurante del nulla che lo circonda punta ed abbatte qualsiasi oggetto i suoi sensori individuino nello spazio aereo sovrastante il pianeta.

Tre membri dell’equipaggio si avventurano ad esaminare da vicino l’enorme bocca da fuoco. I sensori non sono in grado di rilevare presenze a terra, solo in volo, e i tre riescono perciò a raggiungere la base del cannone. L’enorme sentinella difende in realtà un magazzino, contenente materiale così prezioso da indurre gli abitanti del pianeta a proteggerlo con la loro arma più potente.

Aprendo via via tutte le casse contenute nella gigantesca “cassaforte”, appare chiaro ai tre astronauti che il magazzino non contiene oro o preziosi ma contiene….conoscenza! Libri, foto, giornali, dischi, quaderni personali: nel sancta sanctorum i defunti abitanti del pianeta hanno riposto tutti gli elementi della loro memoria storica, i fondamenti della loro cultura, la loro base di conoscenza.

I tre capiscono l’importanza del tesoro e immaginano di portare sul loro pianeta quella miniera di informazioni, dati, conoocenza, portare alla luce insomma da quelle segrete tutto ciò che avrebbe potuto aiutarli a comprendere quella società estinta. I tre sperano così di ricevere in eredità la conoscenza di un popolo ormai cancellato. Purtroppo però il cannone è puntato ed indistruttibile, la missione non può andare a buon fine, nessuno può allontanarsi dal pianeta: la conoscenza di quel pianeta rimarrà per sempre chiusa ed inaccessibile.

Ho notato subito un’analogia tra il racconto e la mia realtà quotidiana: il cannone puntato a guardia della conoscenza mi ha fatto pensare al problematico rapporto tra fruizione libera delle risorse e sicurezza. Da una parte la necessità di stimolare la libera circolazione delle idee e del sapere, dall’altra il bisogno disperato di definire privilegi, permessi, autorizzazioni. Sappiamo che la conoscenza è alla base dello sviluppo delle società e delle aziende, ma abbiamo una naturale paura nel diffonderla. Spesso a ragione, spesso meno.

Il tema diventa ancor più pressante se pensiamo ai moderni portali aziendali: piccoli web organizzativi spesso chiusi in se stessi. Come comportarsi nei rapporti con l’esterno? Quali principi adottare?

Mi si perdoni un’ultima, tiratissima, analogia: il cannone che colpisce le astronavi ma non si accorge dei piccoli esseri umani ai suoi piedi mi fa pensare divertito ad alcuni famosi problemi di sicurezza informatica. Insomma il mio pensiero è corso agli attacchi puffo: si bloccano le grandi minacce, ma gli attacchi piccoli e mirati riescono spesso ad andare a buon fine!

Post originariamente pubblicato sulla community On the Move: http://onthemove.autogrill.com/

Semper Vester

dc

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  1. FO5 Blog » Blog Archive » La strategia di marketing definitiva - 17 settembre 2009

    […] coideatore della cosa, se non qui nel suo sempre ottimo blog, il cui ultimo post parla di un bel racconto di Dick. Non […]

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