Lavoratore professionista

Ciao irriducibili lettori e fan di questo piccolo e malconcio blog,
torno a parlare da queste dorate pagine perchè oggi ho avuto una di quelle inutili illuminazioni che ogni tanto mi colgono all’improvviso mentre sto facendo tutt’altro.

E’ l’una passata (quasi le due) e sto salendo a pranzo col mio capo. Passiamo davanti all’ufficio di un collega con la porta aperta.

– “Ehi ma tu non mangi?”
Alza la testa dal pc.
– “Come? No, grazie salgo magari dopo, devo finire una cosa”
Il collega richina la testa sul PC, il capo si volta verso di me, serio:
– “E’ proprio un gran lavoratore, eh?”

Un lampo nella mia testa, un brivido. Non ci potevo credere: dalla sua bocca era uscito proprio un bellissimo lavoratore. Questa parola stupenda, sana, familiare, calda, pulita mi ha lasciato, dopo mesi di milanessisimo  “bisnes”, “asap”, “fyi”, “effort”, “pilot” e quant’altro si possa trovare in un brutto manuale di menegement (appunto), assolutamente di stucco. Il capo non ha detto gran professionista, seguendo l’assurdo linguaggio antilinguistico del menageriese, ha proprio detto gran lavoratore.

Sono basito, farfuglio qualcosa guardandolo a bocca aperta. Lavoratore! Il capo, ovviamente, di fronte al mio stupore mi prende per squilibrato. Sorride, è uomo di spirito, di sostanza, e infatti da lui questa parola io me l’aspettavo, lo sapevo, non è un caso. Ovviamente mi prende per pazzo lo stesso, non può sapere che nel corso degli ultimi anni, avendo avuto l’onore e la fortuna di studiare, lavorare e chiacchierare con Francesco Varanini (che saluto!), mi sono appassionato un po’ alla sua arte di etimologo dell’imprevedibile. E oggi, di fronte a quel “lavoratore” sparatomi contro all’improvviso, ho cominciato a riflettere su questa parola di cui proprio lui ci aveva parlato: lavoro. Vediamo se ricordo bene: lavoro, in spagnolo trabajo, in napoletano travagghio, con un’idea di dolore, di sofferenza, ma anche di parto, del far nascere qualcosa. Approfondisco e per non rischiare di ricordare male, cerco un po’ online e trovo: Laborare (latino): adoperarsi, preoccuparsi, affaticarsi, darsi da fare, darsi pena, studiarsi di, attendere, mirare a.  Essere in pericolo o in difficoltà, soffrire, essere malato o affaticato, essere afflitto da. Fare, eseguire, fabbricare. Coltivare”.

Si insomma, il lavoratore, ovvero colui che soffre, si strema, si affligge dandosi pena per qualcosa, un fine, un obiettivo. Insomma: coltiva.

E cos’è invece un professionista? Cosa siamo noi “professionisti”? Siamo quelli che fanno una cosa “per professione”, se non erro, ovvero non per piacere o per passione ma perchè ci pagano. Faccio lo stesso gioco: “Profiteor (da cui professio) dichiarare, ammettere, riconoscere, confessare, denunciare, dire apertamente, promettere, impegnarsi, offrire, professare, insegnare, esercitare, far professione di”.

Noi professionisti siamo coloro che si offrono insomma, che insegnano, che promettono e si dichiarano apertamente professori di qualcosa. Professiamo una fede, certo, ma c’è un qualcosa di freddo in questa parola, di raggelante: non me ne frega niente di niente di quello che faccio, ma sono un professionista.
Lavoratore nella mia testa profuma di terra, di sudore, di fatica, di passione vera per quel che si fa, anche se fa male. Di amore. Ecco si, di amore per quel che si sta facendo. Professionista mi fa venire alle narici soltanto l’odore della sala d’aspetto di un ambulatorio privato (ma potrei dire di un bordello di lusso) “Si, sai è un po’ caro, ma è un grande professionista”.

Temo di non essere ancora troppo bravo con le etimologie, mi tocca spiegarmi con i mezzi ed i temi che padroneggio meglio. E allora, vediamo un po':

Un lavoratore:

Un professionista:

Adesso tutto dovrebbe essere più caro. Rimane una sola, angosciante domanda alla fine di questo post, dopo le mie dichiarazioni di inizio vacanze: è tutto normale o forse ho ancora bisogno di ferie??? 😉

In ogni caso bentornati su queste pagine e..BUON LAVORO!
Semper vester
dc

7 Comments

  1. Michele 17 settembre 2010 at 04:55 #

    Hai dimenticato che anche in inglese, oltre che in spagnolo, to labor = partorire.

  2. Damiano 18 settembre 2010 at 12:05 #

    Lei ha ragione, saggio PhD!

  3. Damiano 18 settembre 2010 at 14:08 #

    Ma chissà perchè continua a bloccare i commenti…mmmmh

  4. carlo 23 settembre 2010 at 17:18 #

    mi piace la visione romantica di immaginare il termine lavoratore come più legato alla terra, con indubbie connotazioni positive: mi sorge un dubbio però, non siamo diventati professionisti proprio per scampare da quella vita???
    non è forse che l’erba del vicino è sempre più verde???

    complimenti cmq all’autore, post ben scritto!

  5. Damiano 27 settembre 2010 at 21:56 #

    Caro Carlo ti ringrazio…però ti chiedo: la terra non ha forse professionisti? Professionista è colui che lo fa per vivere, siamo noi che gli abbiamo tolto ogni connotato di passione, di amore per quello che si fa, di sentimento.

    Il professionista non si arrabbia, non si lamenta, non si fa cruccio di quel che gli accade \sono un professionista!\ dice. Eppure qualcosa secondo me gli manca. Boh, chissà

  6. carlo 28 settembre 2010 at 13:27 #

    ho l’impressione che tu veda nel “professionista” l’immagine di un mercenario del lavoro, che senza passione e amore lavora/combatte solo in relazione alla paga che gli sarà attribuita…
    quello che gli manca magari è l’attaccamento all’azienda/patria… non lo so…

    però grazie a questo sistema le aziende migliori si popolano dei migliori professionisti e in un circolo virtuoso creano valore aggiunto per i “tutti” che usufruiscono dei servizi/prodotti dell’azienda..
    è il mercato baby… il migliore di quelli possibili… fino a oggi!!!

  7. Damiano 28 settembre 2010 at 13:39 #

    La tua nota è giusta ma io non intendo “attaccamento all’azienda”, quello lo trovo poco rilevante per la questione. Quello che dico è che manca l’attaccamento al lavoro stesso, a ciò che si fa, a prescindere dall’azienda/patria per cui si lavora.

    Per seguire la tua metafora: io parlo di senso civico, non di patriottismo!

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