Mi piacerebbe affrontare la rivoluzione mobile ma non ho i soldi

Sento sempre più pressante la voglia di cimentarmi nel mondo mobile. Forrester dice che è il futuro, Gartner probabilmente lo dice anche se non lo so e non ho voglia di cercarlo, tutti i miei amici fanno i fighi con l’iPhone e l’iPad. Posso forse io, paladino delle nuove tecnologie, guru del web, filosofo del web 2.0, rimanere al palo? Si, posso. E perchè? Perchè non posso permettermi di buttare via 500 euro per un iPhone, iPad o per un cellulare Android. E cosa c’entra direte voi? Perchè stai qua a lamentarti delle tue finanze con noi, parlane col tuo capo, no? Si, questo è sicuramente vero, ma la cosa è interessante da un altro punto di vista, che interessa tutti noi.

Quando ero piccolo i PC costavano un sacco. Quando con mio padre decidevamo di comprare un nuovo PC io passavo i giorni immediatamente precedenti all’acquisto sognando quali mirabolanti giochi avrei potuto farci girare. Nei negozi di PC il mio gesto tipico era girare la scatola dei videogiochi di lato, per leggere i famigerati “Requisiti Minimi” e dire “Si! Questo ci girerà! Evvai!”. Compravamo il PC, passavano sei mesi ed eravamo punto e a capo. La spesa per l’hardware era, insomma, una barriera. Ed era pure una barriera notevole se penso al prezzo di quel fantastico 486 con 4 Mb di Ram su cui girava da Dio Sim City 2000.

Gli anni sono poi passati ed è esploso il web. Progressivamente l’hardware ha perso di senso. Non contava più una mazza il PC che avevi, la scheda grafica acceleratrice di ultima generazione, i megabyte di RAM. L’importante per essere al passo col mondo era una connessione ad internet ed un browser. Tutto qua. Comprando un Vaio da 2ooo euro o un netbook da 200 euro si poteva accedere allo stesso meraviglioso mondo di conoscenze, informazioni, amicizie, chat, blog, wikipedie e quant’altro. La legge di Moore pareva essersi arrestata: il digital divide legato all’hardware era sul letto di morte, sostituito dal digital divide della connessione. Ma anche il problema delle connessioni, pur vivendo in Italia, non era insormontabile: pennine, adsl, fibra ci offrivano a pochi euro l’accesso alla più democratica delle fonti di conoscenza e svago.

Ovviamente non sono stato il primo ad accorgermi di tutto ciò. Tante, tante, tante persone che sul “divide” hardware avevano basato i presupposti per una pensione dorata hanno cominciato a capire che, così, non si poteva continuare. Occorreva in qualche modo ricreare il privilegio, rimettere al suo posto quella barriera che giustificava la loro esistenza. Erano lì, nei loro uffici “cool” al centro della silicon valley,  circondati da orde inferocite di “brand manager”. Ad un tratto: l’idea! Negroponte venda pure a 100 $ un portatile ai bimbi africani, noi adesso ci buttiamo sul MO-BI-LE.

Fermiamoci un attimo a pensare e tiriamoci fuori dalla tasca quell’oggetto affascinante che ogni tanto vibra e trilla. Quell’oggetto, che oramai è quasi sicuramente uno smartphone, ci costa un occhio della testa. Quell’oggetto diventa vecchio velocemente quanto il caro 486. Quando diventa vecchio, le fantastiche Apps appositamente scelte e censite da qualcun’altro (e vendute per denaro sonante) non le posso più far girare. Avete trovato nella vostra tasca un iPhone? Bingo: vi hanno venduto qualcosa che avevate già gratis sul web.

Questo bellissimo articolo (?) che state leggendo è gratuito, giuro. Non c’è un banner che è uno. Non c’è niente di niente a pagamento ed è pure fatto su una piattaforma gratuita ed open source. E’ web. Al mio blog interessa poco se avete un costosissimo Mac o uno scassatissimo Pentium. E’ gratis, è aperto, è fruibile. Ma se io creassi un’applicazione per iPad per leggere in modo figo il mio blog voi paghereste. E solo con un iPad potreste leggerlo. Valore aggiunto? Nessuno. Paghereseste per niente. Semplice, per niente di niente. E il bambino africano, ipso facto, il mio blog non lo leggerebbe mai.

Non potete immaginare il mio sconforto insomma: dopo anni passati a spendere soldi per ferraglia da aggiungere al PC pensavo di essere libero. E invece no, adesso devo mettere da parte i soldi per comprarmi lo smartphone e non rimanere indietro. Mi sono riempito per mesi la bocca col cloud, con le applicazioni SaaS fruibili da browser e pari alle applicazioni residenti, coi sistemi operativi online, con la democratizzazione connessa al web, e all’improvviso siamo daccapo. Eravamo vicini alla fine dell’era del ferro, ma in un modo o nell’altro sono riusciti a mandare indietro le lancette dell’orologio.

Ci eravamo quasi ed invece eccoci qui, a scrivere post invidiosi perchè possediamo ancora un inutile, anacronistico, obsoleto…Nokia 3310.

Il post nasce da una proficua discussione al caffè con Francesco Varanini, che ne ha ricavato questo bel post. Ma in realtà il tutto del tutto nasce da una segnalazione di qualche settimana fa del sempre più bostoniano Michele Coscia riguardo a questo disarmante ed illuminate articolo di cracked.com. Cosa diciamo tutti e 4 in sintesi? Arbitrary Restriction of Goods Is the Future!

One Comment

  1. s.e. 5 febbraio 2011 at 19:03 #

    Woa, col tuo ipad potrai andare dal bambino africano in possesso di un 486 con lettore CD 10x (tanto basta per giocare a Fifa 96 alla grande!) e sbattergli in faccia tutti i tuoi contenuti. Lui, infilzando una lucertola e porgendola alla madre per preparare la cena, ti mostrerà il suo monitor su cui distinguerai nettamente le finestre “youtube” e “facebook” aperte.

    E a quel punto vorrai rigiocare a Fifa96. A casa metterai il CD dentro al tuo doppio-Pentium-38-carpiato e scoprirai che Fifa96 “non gira”.

    Hagi, Hagiiiiiiii

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